Reagire al COVID-19, come il CrossFit può migliorare le nostre vite. Intervista a Fabrizio Bosio.

Ho sentito più volte Fabrizio durante questa quarantena, e nonostante sia stato colpito direttamente dal Covid-19 mi ha sempre colpito la sua "Attitude", la sua voglia di reagire e darsi da fare. Ho deciso cosi di intervistarlo.

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Allora Fabrizio, presentati!

Ciao! Mi chiamo Fabrizio Bosio, dottore in Scienze Motorie, coach CrossFit Level 3 presso CrossFit Crema e co-fondatore, insieme alla dottoressa Marta Manfredi, di Fuel Academy BM, programma che vuole fornire ad atleti di qualsiasi livello, un supporto congiunto di nutrizione e preparazione atletica. Scopo di Fuel Academy BM è quello di incrementare il livello di prevenzione primaria, fornendo gli strumenti idonei affinché le persone possano prendersi cura di sé stesse, limitando l’insorgenza di patologie metaboliche e cardiorespiratorie.

Siete stati fra i primi box costretti a chiudere, e siete in una delle zone più colpite. Con che forza il Covid-19 ha colpito il vostro territorio, la vostra comunità?

Il 24 Febbraio 2020 abbiamo dovuto chiudere il box. Notizia pervenuta dal giorno alla notte..sembrava quasi di essere in uno di quei film apocalittici. Nessuno sapeva cosa stava succedendo e le autorità non avevano la benché minima idea delle azioni da intraprendere. Tutto iniziò quando scoprirono un ragazzo positivo a Codogno che fu solo il primo focolaio scoperto, anche se pare che il vero paziente zero fu un tedesco. Da lì incominciarono a manifestarsi sempre più casi, molti di questi gravi. Il resto lo conoscete bene.

Molte persone (soprattutto i soggetti a rischio) vennero a mancare.  La mia compagna perse 3 nonni in 2 settimane, nel mese di Marzo. Non ci fecero celebrare nemmeno un funerale. La rabbia era molta. In quei mesi, oltre ai morti ed alle lacrime versate per essi, c’era (e c’è tutt’ora) molta incertezza sul futuro e soprattutto sul nostro lavoro e le nostre attività.

Nonostante tutto vi siete comunque presi cura di tutta la community di CF Crema. In che modo? Come state continuando a seguirli?

Subito dopo la chiusura, il primo nostro pensiero è stato: “… ora dobbiamo dedicarci ai nostri ragazzi …diamoci una mossa!”. I nostri members sono sempre stati al primo posto nei nostri pensieri, nonostante intorno a noi regnasse il caos totale (qui in Lombardia era così). Così incominciammo a fornire quotidianamente degli Home Workouts, con cui i ragazzi avrebbero potuto tenersi in forma. Inizialmente si diceva che il blocco sarebbe durato 15 giorni. Poi sono diventati 30 giorni,60 giorni. Più passavano i giorni e più creavamo nuove soluzioni per i nostri ragazzi; soluzioni sempre nuove ed adatte ai loro spazi ed ai loro materiali.

Abbiamo organizzato Home Workouts in diretta Instagram, abbiamo creato un “CF Crema Talk” il Giovedì, in cui si parlava di argomenti vari insieme alla nostra community. Ovviamente il passo successivo è stato spostare il nostro lavoro su Zoom, in modo da poter seguire tutti al meglio, correggere i loro movimenti e farci sentire ancora più vicini. Dopotutto, quando vai al box non paghi degli attrezzi. Paghi la competenza di un professionista che ti assiste passo dopo passo nel tuo miglioramento.

Sentiamo tutti i giorni, dalle conferenze del presidente del consiglio alle interviste di ogni virologo sul territorio, che l’interesse primario delle istituzioni è “la salute del cittadino”. Quanto ritieni veritiero questo orientamento, non solo alla luce degli ultimi mesi?

Qua potremmo aprire una discussione infinita che sfocerebbe troppo nel “politico”. Quello che posso affermare con certezza (e che riguarda direttamente il mio lavoro) è che lo Stato non ha la benché minima idea di cosa si faccia in un box CrossFit. L’idea del Governo e soprattutto del governatore della regione Lombardia (celebre la sua famosa dichiarazione) è quella di posti dove la gente si mette su un tappetino, fa due crunches, due saltelli, un po’ di tapis roulant e via. La realtà è che nei nostri box avviene la magia.

Ogni giorno gli affiliati di tutta Italia propongono ai propri members (odio il termine “clienti”) una soluzione elegante a problemi complessi. La soluzione elegante è l’attività fisica che, proprio portando fuori dalla zona di confort, permette al nostro corpo di produrre adattamenti fisiologici positivi. Tutto ciò accompagnato da una corretta alimentazione, che costituisce la base della nostra “medicina”. Per “problemi complessi” intendiamo quelli sopra indicati: patologie metaboliche, cardiorespiratorie e quant’altro. Quest’ultime sono problematiche su cui i professionisti del movimento umano possono intervenire, migliorando la condizione di un soggetto, portandolo da uno stato di malattia ad uno stato di benessere (o addirittura di fitness).

Ciò è ampiamente documentato dalla letteratura scientifica; solo il nostro Governo sembra non averlo ancora capito. Tornando alla tua domanda, mi sento di rispondere che lo Stato non è orientato verso la salute ed il benessere del cittadino. O meglio, chiude il recinto quando i buoi sono scappati. Il fatto che siano stati fatti tagli alla sanità pubblica devastanti ed il fatto che siamo un Paese che non offre incentivi alla popolazione per iscriversi in palestra la dice lunga. In compenso offriamo assistenza gratuita a soggetti che non si impegnano per cambiare la loro situazione.

A cosa mi riferisco? Un esempio su tutti sono i diabetici di tipo 2 la cui patologia è indotta da stili di vita criminali, obesità grave e quant’altro. Si sprecano i casi di questo tipo dove lo stato fornisce assistenza sanitaria gratuita, senza andare alla fonte del problema e senza incentivare la persona a perdere peso seguendo un piano alimentare mirato, smettere di fumare, fare attività fisica. Fornire farmaci gratuitamente non significa pensare alla salute; significa semplicemente creare le basi di un Paese assistenzialista che non annovera la prevenzione tra le armi per proteggere la propria gente

Quale può essere quindi la “mission” che deve avere un lavoratore del settore del fitness e un CF trainer?

Ogni volta che mi fanno questa domanda rispondo con una delle più comuni citazioni del CF Level 1 Course: “…gli atleti agonisti compongono lo 0.001% della community. Dobbiamo concentrarci sul restante 99.9 %…”. Cosa significa questa affermazione?

Dobbiamo dimenticarci degli atleti professionisti? Assolutamente no! Ma l’occhio di un coach deve essere sempre rivolto a quel 99.9% che ha bisogno di noi per mantenersi in salute e per costruire una società più sana e con meno problematiche. Questo è il nostro reale scopo: occuparci della gente, far sì che nostra nonna possa fare una rampa di scale senza avere il fiatone, far sì che un nostro member possa correggere la propria postura, aumentare la propria forza, far sì che i nostri figli siano sani e non affetti da obesità infantile, permettere ad una neo mamma di recuperare la tanto agognata forma fisica perduta con la gravidanza, regalandole una rinnovata sicurezza in sé stessa, accompagnare una persona sovrappeso nel suo percorso di miglioramento (spesso tortuoso e pieno di difficoltà). Questo è ciò che succede ogni giorno al box. E credo che debba essere la nostra missione, indubbiamente.

Come pensi sarà il futuro del CrossFit da adesso in poi? come sarà strutturata questa “nuova normalità”?

Io odio il termine “nuova normalità”. Non esiste una nuova normalità. Esiste una situazione temporanea di emergenza ed una situazione di normalità. Punto. Al momento adotteremo misure di sicurezza per scongiurare il ritorno di ulteriori focolai, dopodiché ti tornerà alla normalità. Il futuro del CrossFit sarà sicuramente radioso. Noi siamo da sempre pronti, siamo competenti e pronti a gestire qualsiasi situazione. Siamo pronti a collaborare con medici, fisioterapisti, farmacisti, biologi nutrizionisti. Lo siamo da sempre e lo dimostreremo, ora più che mai.  

Come credi che le istituzioni possano supportare i lavoratori del settore del fitness e al tempo stesso incentivare seriamente una cultura della salute?

Questa emergenza ha messo di fronte al Governo il fatto che viviamo in una società più malata che sana. Una società dove molte malattie possono essere prevenute o addirittura risolte, cambiando il proprio stile di vita e fornendo un protocollo di prevenzione primaria efficace. Una volta, durante un mio viaggio a Zurigo, una persona mi chiese: come pensi di poter portare questo concetto alla signora del paesello remoto?

Semplicemente prescrivendo l’esercizio fisico e la nutrizione come terapia preventiva a tutti gli effetti, fornendo incentivi a chi si iscrive in palestra, dando la possibilità di detrarre le spese per eventuali lezioni di personal/iscrizione. Solo in questo modo, dando la giusta importanza al nostro settore ed aiutando la popolazione che non potrebbe sostenere economicamente la spesa di un’iscrizione in palestra, otterremo la diffusione di una mentalità che ancora manca in Italia. Una mentalità che fa della prevenzione la base di partenza.